Padiglione espositivo di Barcellona –  Mies Van de Rohe

Padiglione espositivo di Barcellona – Mies Van de Rohe

Aprile 27, 2019 0 Di mircodilernia

Il Padiglione espositivo tedesco progettato da Mies Van der Rohe rimane tutt’oggi per molti architetti ed appassionati di design pura poesia. Lo stile magistrale con cui Mies riesce a guidare la sua matita fonde alla perfezione due elementi semplici e puliti come l’acqua e la pietra, creando un connubbio perfetto capace di lasciare all’umanità un’eredità senza tempo.

Il Padiglione venne creato per rappresentare la Germania all’esposizione universale di Barcellona del 1929, Mies concepisce l’edificio come se volesse creare una fuga dall’esposizione stessa. Crea un luogo d’introspezione nel quale riflettere ed estraniarsi dal caos dell’esposizione.

L’edificio raggruppa tutte le idee progettuali dell’architetto tedesco. Mies riesce a liberare i muri dalla loro funzione portante e crea una copertura che sembra fluttuare sopra la costruzione. Usa come elementi portanti 8 travi cruciformi capaci di sostenere da sole il carico della copertura e va a completare la struttura con dei pannelli in vetro capaci di separare l’ambiente interno dall’esterno ma non d’isolare l’uno dall’altro.

Less is more

Mies van der Rohe

Oltre al design sono i materiali l’elemento capace di dare al Padiglione di Barcellona la sua vera essenza architettonica. Gli elementi che costruiscono i volumi del padiglione sono costituiti, essenzialmente, da quattro tipi di materiale: marmo, acciaio, cromo e vetro. Il marmo proviene dalle Alpi svizzere e dall’Italia. Il materiale più utilizzato è il travertino italiano che avvolge il basamento e le pareti esterne adiacenti alla piscina riflettente. Se esposto al sole, il travertino si illumina quasi come una sorgente di luce secondaria che dissolve la pietra naturale e crea un magnifico effetto di diffusione della luce nello spazio.

Vista sulla piscina interna
Primo piano della MR90

L’interno del padiglione è costituito da una particolare conformazione dei divisori che lavorano con la copertura per incoraggiare il movimento, incoraggiando in questo modo un percorso interno da seguire. Questo processo ciclico di movimento in tutto il padiglione mette in moto un processo di scoperta e di riscoperta nell’esperienza architettonica vissuta dai visitatori, offrendo sempre nuove prospettive e dettagli che a prima vista appaiono invisibili.

Se siete amanti dell’architettura o semplici appassionati il Padiglione tedesco ai piedi della collina del Montjuic rappresenta una tappa fissa del vostro giro a Barcellona, vi farà semplicemente innamorare di Mies Van der Rohe.

Uno studente del Bauhaus in Germania racconta un’aneddoto che Mies era solito raccontare agli studenti in merito alla realizzazione del Padiglione. “Era il giorno prima dell’inaugurazione del padiglione, quando Re Alfonso di Spagna sarebbe stato ricevuto al suo interno da rappresentanti del governo tedesco. Il Padiglione era pronto, ma i vetri che formavano le pareti non erano stati ancora posizionati. In questo frangente Mies litigò con il giovane ingegnere tedesco che sovrintendeva ai lavori e scioccamente – come Mies stesso affermava – lo licenziò. Poi lui stesso, con l’aiuto di alcune persone che lavoravano al Padiglione, iniziò a innalzare le pareti di vetro. Lavorarono tutta la notte e tirarono tutti un sospiro di sollievo quando, appena prima dell’alba, l’ultima parete fu collocata. Quando la luce fu più intensa, si allontanarono un poco per guardare l’edificio. Con terrore scoprirono che le grandi lastre di vetro erano coperte da milioni di impronte. Così, poichè il re sarebbe arrivato poche ore più tardi, stabilirono di lavorare febbrilmente con dei giornali, ripassando ogni metro quadro di vetro e ripulendo le impronte. Ci riuscirono in tempo e il re Alfonso non seppe mai nulla di tutto ciò.”