Un tuffo nel passato a Vilnius

Il racconto di quello che abbiamo vissuto a Vilnius non inizia da questi due giorni passati in Lituania, penso che viaggiare è vivere realtà diverse dalle nostre, se no saremmo semplici turisti, ed è proprio quello che ci è successo.

Andare a Vilnius, e in Lituania in generale è non solo un viaggiare nello spazio, ma anche un viaggiare nel tempo, si passa da enormi foreste popolate da una miriade di pini e interrotte solo da una striscia nera che ci guida e ci fa sentire vivi, e che qui sembra davvero tracciata col righello, fino alla steppa, con veri e propri villaggi di agricoltori che da centinaia d’anni cercano di far crescere qualcosa su un suolo così aspro. Le strade e le case dei villaggi a lato della nostra superstrada raccontano un passato non molto lontano segnato dalla povertà, e dal socialismo, come ci racconterà in seguito il museo del genocidio visitato nella capitale prima di partire. In campagna si possono vedere case con tetti altissimi, completamente in legno, senza recinzioni, come se fosse ancora un crimine possedere un pezzo di terra, mentre in città ci sono le Stalinki, case popolari costruite da Stalin, che abbiamo avuto la fortuna di provare in prima persona visto che la casa della nostra host Tadas era proprio di questo tipo, le quali non prevedevano, né il bagno né la cucina privata, ma un grosso corridoio centrale che distribuisce tutte le case/camere dell’edificio, e dei giganteschi locali disseminati da blocchi cucina, ognuno appartenente a un appartamento, e i bagni con le relative docce. È incredibile vedere le persone che abbiamo incrociato in corridoio e pensare che vivono in questo modo, così lontano dal nostro ideale sia di casa che di appartamento. Per fortuna il nostro appartamento era restaurato e avevamo un bagnetto a parte, con tanto di mini cisterna per l’acqua.

Il centro della città racconta quello che già abbiamo visto, edifici polari scrostati di fianco a edifici signorili e ci fa vedere come la città sia ancora divisa in classi sociali ben distinte, saliamo sopra la collina delle tre croci per avere un panorama completo della città, una visita alla cattedrale centrale in stile neo-classico e alla chiesa di Sant’Anna, e poi dritti verso la repubblica indipendente di Uzupis, un piccolo quartiere della città dove vivono gli artisti, il quali si è dichiarato indipendente, e possiede una sua personale costituzione (tra gli articoli segnalo il 37: ognuno ha il diritto di commettere errori), un proprio esercito formato da 12 artisti di strada che si esibiscono per le vie, e una moneta propria, davvero particolare come esperinza. E dopo la gita al davvero bellissimo castello di trekai, a poco più di 30km dal centro della città, la nostra giornata si conclude con una cena in un ristorante tipico delle zona dove gustiamo degli ottimi “cepellinai”, dei giganteschi dirigibili che ti atterrano sul piatto formati da uno strato (molto grosso) di pasta e da un ripieno a scelta tra carne e formaggio, davvero una bomba!! Per due piatti di cepellinai, una zuppa, una birra lituana (Alas) e un’acqua paghiamo la bellezza di 10,20€, in questo casi la mancia è d’obbligo.

Il mattino dopo prima di partire per Riga decidiamo che dobbiamo visitare il museo del genocidio, museo installato all’interno di una vecchia sede del KGB, con relative prigioni, e che ci fa vedere le atrocità commesse dall’URSS durante l’occupazione lituana, qui incontriamo Giuseppe e sua moglie, una coppia bresciana, che ci fa vedere le foto della loro gita del giorno prima al mercato della città, dove hanno visto le babiuske vendere le buste di plastica dei negozi dei grandi marchi, proprio quelle che noi buttiamo appena entriamo in casa, alle signore che preferiscono andare in giro con una busta della Hugo Boss piuttosto che con quelle delle marche da quattro soldi. Conclusa la gita al museo ripartiamo, siamo davvero curiosi di vedere se il nostro viaggio oltre che nello spazio proseguirà anche nel tempo, o se la breve finestra lituana è stata solo una piccola parentesi.

La strada che ci ha portato a Vilnius
La piazza centrale con la cattedrale della città
Le cucine comuni nella stalinki
Il nostro appartamento restaurato all’interno della stalinki
Il castello di Trekai con il lago semi-ghiacciato

Una risposta a "Un tuffo nel passato a Vilnius"

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  1. Solo ora riesco a leggere i post xk la mail me l’aveva messi in un’altra cartella….però devo dire molto interessante e curiosa l’esperienza lituana!sono rimasto stupito dal fatto che arrivino a vendere semplici ed insignificanti sacchetti solo per il marchio…è tutto un altro mondo che vuole e può occidentalizzarsi, ma deve avere ancora tanta pazienza e attendere ancora un po’ per far sì che che l’Euro riesca finalmente a portare sollievo anche a quelle popolazioni…
    Bella anche l’esperienza del villaggio con regole tutte sue, finora lo avevo sentito solo in Danimarca

    Complimenti per il blog lituano, attendiamo il prossimo!!

    Piace a 1 persona

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