(Ex) Jugoslavia

Una volta finito le ultime faccende lavorative finalmente possiamo dichiararci in viaggio, caricare il borsone e la valigia sulla mitica Mini e partire, dopo un paio di mesi in cui non ho avuto nemmeno il tempo per tirare il fiato e farmi una bella gita in Vespa, tanto sono stato preso dal lavoro, riesco a staccare e a buttarmi anima e corpo nell’itinerario che ha preparato Laura. Inizialmente ammetto, sono partito con qualche preconcetto, forse perchè quest’anno mi immaginavo un bel road trip in Vespa attraverso la provenza, una scarrozzata sui Pirenei e poi giù fino a Barcellona (Purtroppo la Vespetta non ci dava le garanzie necessarie, spero comunque di riuscire a terminare il restauro quest’inverno, ma questo è un’altro capitolo).

A quattro giorni dalla partenza mi sono completamente ricreduto, non si tratta ne di un viaggio di ripiego, ne di viaggio rilassante con meta finale il mare, e i numeri ne sono la prova. In questi 4 giorni, infatti, abbiamo macinato 2.300km, abbiamo dormito in 4 case diverse, mangiato 4 cucine diverse e attraversato 6 nazioni, la sensazione è quella di non aver mai cambiato stato, l’ex jugoslavia può essere un’eredità difficile da scrollarsi, ma per ora gli stati che la componevano sembrano essere ancora legati indissolubilmente da una linea che li collega ancora alla semplicità delle piccole cose, e che ti permette di vedere una quantità incalcolabile di case incompiute, caprette al pascolo e mulattiere per le strade. Siamo partiti alle 12 da Cantello con meta Zagabria (Croazia), pensavamo a una tappa semplice date le ‘sole’ 6 ore e mezza di viaggio, per buona parte sulle grandi, e costose, autostrade italiane, ma ovviamente appena cedo il volante a Laura la grandine entra in scena, si materializzano per strada le prime code e il viaggio inizia a farsi subito impegnativo, arriviamo a Zagabria alle 21, visto l’orario, e visto che la nostra host ci ha lasciato le chiavi sotto lo zerbino, ci dirigiamo direttamente a cenare in un ristorantino tipico trovato su internet, dove prendiamo del prosciutto crudo locale, formaggio dell’isola di Pag e gli immancabili cevapcici, dopo una breve passeggiata per le vie del centro ci dirigiamo al nostro grazioso monolocale, davvero molto accogliente. Primo giorno di viaggio archiviato con poche emozioni e tanta strada.

La mattina successiva ci svegliamo con la voglia di scovare una delle famose panetterie croate, cosa abbastanza semplice, se disponi di una mezz’oretta per perderti per le vie del centro, così con un ottima brioche e un pessimo cappuccino ci mettiamo in marcia, oggi tappa impegnativa Zagabria-Skopje (Macedonia), 8 ore di viaggio preventivate, che tra code alle dogane (in Serbia ci timbreranno pure i passaporti, cosa che non ci capitava dalla Thailandia, mentre in macedonia ci chiederanno se portiamo sigarette o wishky) e rallentamenti vari arriveranno ad essere 9. Arrivati a Skopje capiamo che la capitale macedone è davvero piccolina, così dopo aver trovato il nostro appartamento, che divideremo con Julien&Sara una giovane coppia francese, ci addentriamo così per il dedalo di viettine del centro, con delle modestissime aspettative, visto anche lo stato di semi-abbandono che avevamo trovato al nostro arrivo per le strade della città. Nel giro di 1 ora la città sembra trasformata, la città, prima semi-deserta, si è popolata di giovani pronti a far festa nei locali del centro. Troviamo posto in un localino con una copia dei Rolling Stones lavata con la candeggina sul palco a cantare dal vivo e ci godiamo la calda serata afosa che ci terrà compagnia per tutta la notte disturbando il nostro sonno.

Il giorno prima avevamo parcheggiato la macchina in un parcheggio multipiano per via del metodo di pagamento del parcheggio cittadino, davvero scomodissimo! Infatti si può pagare solamente via SMS e in Dinari macedoni. Così fatta colazione con un’enorme spremuta d’arancia partiamo alla volta di Meteora in Grecia, tappa semplice, con solamente 4 ore e mezza di viaggio in programma, se non si contano le ore di sonno perse durante la notte per via dell’aria condizionata presente solamente nelle parti comuni dell’appartamento e il caldo soffocante che c’era nella camera, Julien&Sara non pervenuti, chissà come avete dormito, buena vida ragazzi. A un’ora da metera mi accorgo che qualcosa non andava, l’orario del telefono è sballato? Ci accorgiamo d’aver perso un ora, niente di grave se non fosse che arriviamo a Meteore con i monasteri già oltre l’orario delle visite, ci limiteremo allo scatto delle classiche fotografie, impreziosite dalla nuova arrivata, la GoPro. Meteore ti toglie il fiato, arrivare in cima a questi ammassi rocciosi e poter sentire il silenzio è qualcosa che mette i brividi. Torniamo verso la base delle meteore e troviamo Efi, la nostra host, al lavoro nella sua taverna, ci dà le chiavi e le istruzioni per trovare l’appartamento (visto che lei è costretta a restare al lavoro e non può farci da guida), cosa che ci riesce senza troppi problemi. Infatti i problemi li avremo dopo, quando ci troveremo nel giro di 30 minuti dall’essere belli beati a rilassarci all’avere in casa una ragazza greca che non parla una parola d’inglese a gironzolare per la casa cercando di liberare i nostri panni rimasti intrappolati nella lavatrice. Come al solito la nostra fortuna con le lavatrici ci segue anche a queste latitudini, costringendomi a lavare a mano i panni ormai bagnati dalla lavatrice. Pensavamo che Trikala fosse semplicemente un paesino perso nella campagna greca ma in realtà sembra essere un polo turistico per Meteora, infatti di sera si anima di gente e la città prende vita per le sue vie, coi locali che allestiscono i tavolini all’aperto e la musica che scorre libera in queste sere estive dove tutto sembra possibile, anche partire, andare, e viaggiare, ci addormentiamo pensando ad Atene, alle prossime 3 settimane di vagabondaggio per il peloponneso e alle esperienze che ci attendono.

 

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Il mercato nella piazza centrale di Zagabria

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L’entrata in Macedonia
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Skopje by night
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Meteora

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