San Pietroburgo

La stesura di quest’articolo è stata abbastanza travagliata, un pò perchè, come leggerete, nei giorni successivi il nostro rientro non siamo stati molto bene, un pò perchè siamo stati davvero pieni d’impegni, ma soprattutto, non riuscivamo a trovare un’adeguata colonna sonora per il video che trovate in fondo all’articolo. Buona lettura Viaggiatori.

Ci eravamo lasciati mentre partivamo da Mosca verso San Pietroburgo in treno, piccola premessa sul treno, se farete anche voi questo percorso non aspettatevi di imbattervi in uno di quei treni nostalgici popolato da babushka che ci immaginiamo quando pensiamo alla transiberiana, questo è a tutti gli effetti un treno moderno, con ogni confort (chicken-croissant con cetriolini compreso, abbinamento strano? La morte sua vi assicuro NON è il caffè americano, e lo dico per esperienza). Dopo tutto questa tratta, disponibile anche col treno alta velocità, collega due delle più importanti città russe, non possiamo pensare di poterci trovare catapultati indietro di 100 anni semplicemente acquistando un biglietto di terza classe. Così dopo un viaggio più che confortevole ci ritroviamo all’inizio della Nevsky Prospect di San Pietroburgo, nella Moscow station, chiamata anche Glavny, piccola precisazione, abituatevi all’idea che le stazioni in Russia abbiano più di un nome, questo è dovuto a tutti i cambiamenti di governo che hanno avuto, pensate anche soltanto alla stessa San Pietroburgo, nel corso degli ultimi 100 anni ha cambiato tre volte il suo nome (Pietrogrado-Leningrado-San Pietroburgo). Da qui con una fermata di metro e qualche minuto di camminata raggiungiamo il nostro hotel, anche in questo caso abbiamo optato per un hotel abbastanza basic ma dotato d’una posizione a dir poco strategica, infatti in 5 minuti a piedi, prendendo la Nevsky Prospect, si riesce a raggiungere l’Hermitage e il centro di San Pietroburgo.

Il tempo di lasciare giù le valigie e subito ci addentriamo alla scoperta del centro città, appena la Nevsky Prospect lascia spazio alla piazza del palazzo d’inverno, ex residenza zaarista e ora sede dell’Hermitage, due cose ci colpiscono subito, il Palazzo d’inverno, davvero monumentale, e l’interminabile coda di persone che staziona davanti all’entrata dell’Hermitage. Capiamo immediatamente che dobbiamo per forza di cose comprare i biglietti online, cosa che suggeriamo vivamente vista anche la presenza di un ingresso laterale riservato esclusivamente a chi compra i biglietti online. Questa soluzione quindi vi permetterà di evitare sia la coda per acquistare il biglietto, e sia la coda per entrare nel museo una volta fatto il biglietto. Decisamente la scelta migliore.

Dopo aver scattato abbastanza fotografie da riempire un vecchio rullino fotografico lasciamo la piazza del palazzo diretti verso il monumento al cavaliere di bronzo, e da lì alla cattedrale di Sant’Isacco, attualmente adibita a museo. La serata si conclude con una cena russa e una bella dormita per prepararci alla visita del giorno dopo, l’Hermitage.

Il giorno seguente ci incamminiamo verso L’Hermitage, per darvi un idea di quanto è immenso questo museo provate a pensare alla galleria degli Uffizi a Firenze, o alla pinacoteca di Brera a Milano, questi potrebbero tranquillamente essere “una sezione” dell’Hermitage. Pensate solo che la parte principale del museo riempie l’80% del palazzo d’inverno, palazzo con 1500 stanze, a questo poi vanno sommati gli altri 6 edifici che compongono il museo nella sua completezza. Riservargli una giornata è praticamente d’obbligo, sia che siate appassionati di storia, d’arte, d’architettura o che non lo siate affatto. I soffitti del palazzo d’inverno sono qualcosa di incredibile, ho scattato qualcosa come 320foto durante la mia visita e la maggior parte ritraggono i soffitti di questo splendido edificio. Servirebbe un articolo a parte solo per descriverli. Abbiamo speso 5:30 ore all’interno del museo e non siamo nemmeno riusciti a visitarlo tutto, seppur non ci siamo soffermati su ogni teca presente e qualcuna l’abbiamo proprio guardata di sfuggita.

Distrutti da questa visita, non so quanti km abbiamo percorso in quei corridoi infiniti, decidiamo di concederci un’ottima cena tipica ucraina prima d’andare a letto.

La tabella di marcia parla chiaro, oggi dobbiamo visitare la cattedrale del sangue versato, la fortezza di Pietro e Paolo, e dopo la corazzata Aurora. La cattedrale è sicuramente la più bella che abbia visitato in Russia, davvero fantastica al suo interno. Purtroppo il meteo oggi non è dalla nostra, soffia un vento gelido come non ci era mai capitato dal nostro arrivo in Russia, con temperature percepite comprese tra i -15 e i -20 durante le ore più calde della giornata. Ed è stato in quel momento, durante la camminata per raggiungere la fortezza di Pietro e Paolo che mi sono ammalato. Abbiamo visitato la fortezza con tutti i suoi musei, scritti rigorosamente in russo, e subito dopo ho iniziato a non sentirmi bene, ma non penso centrino i musei scritti in cirillico. Ho iniziato a sentirmi una forte febbre, accompagnata da tutti i sintomi influenzali del caso, che ci ha costretti a tornare in hotel, e a passare l’ultima giornata della nostra permanenza in Russia segregati in una minuscola stanza d’hotel nel bel mezzo di un’influenza intestinale in atto che ci ha accompagnato fino a casa facendoci compagnia sull’aereo.

In conclusione possiamo dire che la Russia è una terra strana e piena di contraddizioni, che contrappone persone ricchissime a persone poverissime, che ospiterà i prossimi campionati mondiali di calcio e che ha ospitato le scorse olimpiadi invernali ma che lascia i musei e la metropolitana in lingua originale e che non parla inglese. Sicuramente è un posto da vedere, da visitare, ma d’altro canto anche difficile da amare.

2 risposte a "San Pietroburgo"

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