Legami di Como – Esperienza di volontariato

Oggi voglio condividere con voi un’esperienza che ho avuto il piacere di provare qualche settimana fa. Grazie al portale di Couchsurfing, (CS) di cui ho ampiamente parlato nell’articolo relativo a Zurigo che trovate a questo link, sono venuto a contatto con un gruppo di ragazzi di Como, che organizza ogni mese degli eventi, a cui potrete partecipare liberamente, senza iscrizioni, tessere, o altre formalità, semplicemente presentandovi al punto di ritrovo segnalato sull’evento presente all’interno del portale di CS e portando con voi un pezzetto di cuore e di umiltà.

Questo gruppo di ragazzi si è anche dato un nome, un nome che esprime al massimo lo spirito del gruppo, “Legami”.

Legami

Legami infatti ha come proposito principale proprio quello di creare dei legami con delle persone molto speciali, quelle persone che per via di quel muro che i nostri stessi luoghi comuni e i mass-media cercano di costruirgli intorno ogni giorno, mattone dopo mattone questo muro cresce, e non ci permette di vederli nella giusta prospettiva, per quello che davvero sono, esseri umani.

Già, perchè le persone che Legami si offre di aiutare, aiutare non con grosse donazioni o con sms di dubbia utilità, ma con il cuore delle persone all’interno, quelle persone che sono rimaste senza un lavoro, senza una casa e che ogni notte affollano i dormitori comuni, le stazioni e i porticati della bellissima Como, quelle persone che ogni giorno arrivano sulle coste italiane scappando da una miseria e una guerra che non possiamo ne capire ne accettare, e che dopo mesi si ritrovano “smistati” sul suolo italiano in centri più o meno grandi, senza contatti, o Legami, con il mondo italiano.

La scommessa di Legami è quella di non far più sentire abbandonate al loro destino queste persone, scommessa difficile? Senz’altro, ma l’altro sabato, quando sono stato ospitato da questo gruppo, ho potuto vedere con i miei propri occhi che questo stava già accadendo. Infatti una volta ritrovati al punto d’incontro e divisi in gruppi più piccoli tutti i presenti, siamo stati mandati nei diversi punti di ritrovo, a me è toccato un centro d’accoglienza profughi, non nascondo che all’inizio un pò di apprensione l’avevo, ma appena siamo entrati ho capito che proprio non c’era motivo per essere preoccupati. Infatti Filippo, il nostro capogruppo, conosceva per nome i ragazzi, e di qualcuno di loro aveva persino il numero di cellulare salvato, così dopo qualche presentazione ci siamo seduti in cerchio e abbiamo chiacchierato del più e del meno, con l’aggiunta di qualche storia di vita vissuta in Africa, qualche racconto reale, diverso dai racconti che sentiamo distanti in televisione, stavolta li avevamo lì di fianco a noi a raccontarci la loro storia.

Uscendo dal centro, guardando il mio gruppetto di nuovi amici ho capito che la scommessa, almeno stasera nel nostro piccolo, l’avevamo vinta.

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